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- Marzo 2011
_______Cengia Plumare
1° Tappa TREK delle sette cale, Supramonte di Baunei
Località SARDEGNA
Avvicinamento:
Dalla spiaggia di Sisine. Raggiungibile a piedi , se consentito dalle condizioni della strada, in circa 20 Minuti o al massimo in circa 2 ore dal pianoro di ololbizzi.
Arrivati alla spiaggia prendiamo il sentiero che risale la costa in mezzo alla macchia alla dx idrografica della Codula di Sisine sino ad arrivare ad un Grottone denominato Cuile PIRAS.
Raggiunto il Cuile una traccia di sentiero, alla nostra dx ,ci porta in breve ad affrontare una ripida pietraia dove quasi al suo termine un sentiero con una massicciata sx ci porta ad affacciarci alla prima sella , da dove possiamo gia scorgere tratti della cengia.
Scendiamo in un bosco e seguendo qualche traccia incontriamo una prima grotticina, con stillicidio , seguiamo le pareti ora in discesa e troviamo una scala e fuste s che ci permette di sorpassare una parete. Traversando ancora ci imbattiamo sul passaggio del ponte sospeso , un traverso su parete non troppo alta , dove consigliamo di non utilizzare i tronchi di albero presenti perché ormai resi instabili e pericolosamente fragili dal tempo.
Altro bosco , con altra grotta decisamente più grande , altra sella dove ci affacciamo finalmente sull’enorme paretone dove passa la cengia .
Adesso camminiamo sotto parete sino a quando, con ancora qualche passaggio esposto e qualche semplice arrampicata ,arriviamo alla prima cengia non attrezzata.
Percorsa per un tratto ci obbliga ad una doppia di 7/8 metri , sosta su alberello , accediamo al pianoro sottostante da dove incontriamo i primi tratti della vera cengia .
Un primo tratto attrezzato da una corda e cavetto ci permette di arrivare ad una ennesima grotta ,molto più grande e più alta , dove una sabbia rossa quasi marziana rende l’ambiente veramente extraterrestre .
Proseguiamo per sali e scendi esposti su roccia friabile e qualche spina e arriviamo al tratto forse più esposto , dove una serie di cavetti e corde percorrono la cengia in parete. Ci siamo portati il trapano e tratti di corda per doppiare e attrezzare le parti di cengia sprovviste di cavo .
Saliamo il primo tratto di cavo , che ci porta ad un ballatoio , piazziamo il primo tratto di corda, spit fix ,placchette e maglie rapide e raggiungiamo il secondo tratto esposto.
Qui più o meno è tutto protetto. Arriviamo ad una rientranza in parete dove un fico, ora spoglio, fa da sosta ad un pezzo vecchio di corda .Qui finisce il cavo , altro tratto di corda, altre placchette e qualche clessidra ci portano a strisciare in uno stretto passaggio , attrezziamo tutto finche basta la corda , altre protezioni , altre maglie rapide per fissare la corda .
Ora un breve tratto facile ,ci porta ad un cavo in discesa ,dove una vecchia protezione è saltata, doppiamo anche questa .
Un altro tratto di cengia , questa volta attrezzato solo con una corda , ma è facile ,ci porta direttamente su una facile arrampicata in diedro .
Salgo per primo e raggiungo un grosso ginepro , faccio sosta e preparo per fare sicura .
Da qui un facile traverso ci conduce in pochi passi ad una prima sosta su chiodi con cordone che scendendo su gradoni ci assicura ad un grosso ginepro.
Siamo affacciati sulle pareti che sovrastano il bosco di Oronnoro.
Buttiamo giù le corde , che nel frattempo con “tira, molla , prendi tu , tira lì” hanno fatto un groppo che ci impegna un pochino per districarlo e quando ci sembra tutto a posto un ennesimo NODO!!! .
Finalmente si scende , tenendoci sulla sx , per trenta metri spaccati.
Arriviamo su un terrazzino con una stretta cengia non esposta che ci porta ad un altro ginepro ,dove approntare la doppia da 50/55 metri . Oppure a dx prima su una grossa clessidra scomoda e poi , giù per altri trenta metri , albero con cordoni e altri trenta metri sino al bosco .
Torniamo al salto da 50 , molto più bello e spettacolare ,in parte nel vuoto, con una vista mozzafiato. Le corde piazzate sull’albero corrono prima sulla parete appoggiata sino a trovare il muro verticale e buttarsi giù per lo strapiombo sino a toccare terra(attenzione al possibile sfregamento delle corde dal passaggio di pendenza , magari da proteggere con una guaina o uno zaino) .
Urla di terrore , grida di giubilo , questo salto stimola le più diverse sensazioni , comunque bello.
Finalmente dopo traversi pericolanti , arrampicate improbabili e doppie mozzafiato arriviamo a terra.
Ci togliamo gli imbraghi e riponiamo le corde , siamo sul limitare del bosco che interseca il sentiero del Selvaggio Blu. Ora una lunga scarpinata ci attende .
Sino a questo punto , contando che ci siamo fatti quasi 6 chilometri di strada bianca a piedi per arrivare in spiaggia ,abbiamo impiegato circa 6 ore. Da qui ci sono due possibilità di uscita : la prima è la più semplice 
(se si avesse la macchina al parcheggio di Sisine ora raggiungibili solo a piedi ) e di finire il tratto di sentiero Selvaggio Blu ( Mancosu /Piddi ,Sisine ) arrampicandoci sulle catene e poi con due doppie sino al cuile Piras e da li a ritroso sino alla macchina .
La seconda possibilità è quella di percorrere a ritroso il sentiero del Selvaggio Blu ( ed è questa la nostra scelta ) attraversando tutto il bosco di Oronnoro per poi risalire la strada dei Carbonai sulle pareti che dividono il bosco di Oronnoro e il bosco di Biriola , Su strumpu .
Arrivati alla fine del bosco troviamo alla nostra dx i paretoni e siamo sopra la spiaggia di Biriola.
Una frana di detriti rossi ci sbarra la strada per entrare nel bosco di Biriola dove si trova la scala di ferro che ci riporterebbe alle macchine. Scendiamo decisamente verso il mare costeggiando questa frana arancione sino ad incontrare uno stretto passaggio su questa terra che sa di instabile.
Ci troviamo a questo punto in mezzo alla frana , le alluvioni di questi anni hanno scavato un solco alto due metri, e ci scendiamo dentro con le pietre che scendono a valle perdendo circa 30 metri di quota. A dx una cengia ci permette di uscire definitivamente dalla frana e ci catapulta dentro l’ultimo boschetto dove seguita la parete , in breve ci troviamo sul sentiero che porta alla spiaggia di biriola. Lo seguiamo a ritroso sino a raggiungere la famosa scala di ferro , sempre più traballante e instabile , risaliamo ancora sulla dx l’impluvio sino a sbattere sulla parete dell’ anfiteatro che ci sbarra la strada. Sulla dx rocce rotte e scalini naturali ci portano sino alla Scale Fustes e sino sopra i paretoni. Guadagniamo il sentiero ben tracciato , ripulito di recente dalla vegetazione , ultimo sforzo e in 20 minuti e siamo ad Ololbizzi. Qui finisce il nostro giro , tra frastimi ,imprecazioni e dolorini ,ma con un sorriso grande , per questa splendida terra che ci offre escursioni di questa straordinaria bellezza ,facciamo ritorno alla macchina dentro la codula di Sisine.
Tempi di percorrenza:
Dipende molto ,dalla possibilità come ho gia scritto , di poter lasciare una macchina al parcheggio di Sisine e facendo navetta lasciandone un’altra al Pianoro di Ololbizzi , si risparmia sicuramente 2 ore e 30 abbondanti, qui riportato i tempi lasciando la macchina sulla strada appena entrati nella Codula di Sisine senza fare navetta, per 5 persone.
Tempo totale del giro 9 ore
Attrezzatura : consigliate 2 corde da 60 metri
Cordini da abbandono
La cengia non è attrezzata perfettamente e mette a dura provo chi non fosse proprio avvezzo a questo genere di escursione.
Passaggi di arrampicata obbligati di III / IV
Difficoltà EEA
................................................................................................. Gianluca Piras
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