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settembre 2010
Relazione: AMORE INCONDIZIONATO
Località BRUNCU NIEDDU OLIENA.
Passano i giorni, passano i mesi e gli anni , la vita cambia ,cambiano certe priorità ..le cose che prima ti sembravano importanti vengono in secondo piano, le tue passioni cambiano e mutano in qualcosa di più profondo e indescrivibile, quell’ amore antico che avevi per la montagna si assopisce ma non si spegne del tutto e un giorno di molti anni dopo sei di nuovo li a sfidare la verticalità della parete che ti porta verso il basso, ma tu, caparbio più di prima sali e sali, scacci il dolore, ti concentri per raggiungere il prossimo appiglio, per spostare il piede su quella improbabile gibbosità, che ti fa guadagnare qualche centimetro in più , il tanto giusto per tenerti in equilibrio e fissare una protezione , quella mezzaluna di alluminio che ti convince di una esile speranza in caso di caduta e sali ,sali ,sali...
Cusidore la Montagna dei sardi , ci troviamo in questo posto incantato ancora una volta con il mio amico Luigi a tentare una salita che ci sembrava, aimè, molto più semplice . Il primo tentativo lo abbiamo fatto un paio di settimane fa.
Eravamo qui per ripetere una via aperta completamente a spit fix , una via attrezzata dunque e di grado sostenuto, ma sicura.
Poi il nostro sguardo si sposta affianco, una placca vergine e una serie di fessure e diedri che portano l’occhio in alto, in cima . “Che si fa?” dico io, abbiamo tutto, che dici se ci buttiamo a fare una cosa più interessante, luigi neanche risponde guarda su e dice” pronti !!!“
Il tempo di prepararmi e sto gia salendo una placca. Senza che Luigi mi tenga la corda salgo 5/6 metri e piazzo un primo chiodo , il primo chiodo, su una bella fessura . Finalmente Luigi può farmi sicura , salgo deciso, una serie di alberi sulla mia strada rompono un poco ma poi ecco un bel diedro verticale, piazzo un po’ di protezioni. Un bel chiodo e salgo . In poco più di un'ora sono sul cucuzzolo di un gendarme dove troneggia un leccio. Bisticcio con i suoi rami per allestire la prima sosta , Luigi sale ma ci accorgiamo che per continuare forse ci conviene scendere qualche metro e allestire la sosta subito sotto il grosso albero .
E‘ la volta di Luigi , una rampa alquanto ostica ci sbarra la strada. Una serie di improbabili protezioni e alle spalle una sosta che non è proprio il massimo lo fa desistere dopo una accanita lotta contro se stesso.
Decido di salire nuovamente io , ho avuto il tempo di studiare la parete mentre facevo sicura e riesco faticosamente a raggiungere un esile alberello dove passare un cordino e proteggermi , ma il difficile non è li . Poco dopo un bel muro scarno di appigli , anche questo non molto proteggibile, mi impegna non poco ma passo. Ora arriva la parte difficile, un strapiombo mi sovrasta, dopo essermi protetto salgo e agguanto finalmente una bella serie di appigli che mi portano dentro l’ennesimo diedro, stringo i denti e via, finalmente trovo un bel terrazzino dove appronto la sosta . Luigi sale imprecando, per adesso la via è un po’ sopra le sue possibilità .
ma rifocillato e appagato da una abbondante bevuta prende e parte , sale il diedro sopra di noi , è sporco di erba in quantità - ci sembra di essere dei giardinieri - sale un po’, male ma sale, si protegge come può tra zolle di terra e fili d’erba ma poi si deve arrendere nuovamente “!
Va bene, “fregatene” - gli urlo - “salgo io “. Così molla tutte le protezioni e scende .
Parto nuovamente ma sono stanco, anche io arrivo dove Luigi e sceso e, orrore! si è fatto calare (senza saperlo) su un moschettone porta materiale! ... che cavolo, terrà si e no 100 chili! Ok ci diciamo, non è successo niente. Continuo, ma la fessura è ancora bella sporca e rinuncio, il caldo, la stanchezza, lo stress, bastaaaaa!!!
Via, un paio di doppie , un po’ di pulizia e siamo giù e già pensiamo a quando tornare .
Eccoci nuovamente qui più agguerriti che mai . Abbiamo deciso che questa volta dobbiamo uscire in cima, ci prendiamo due giorni pieni e via. La sera prima partiamo da Cagliari, la macchina sobbalza e arranca sulla ripida sterrata e... finalmente al nostro campo base perso nella lecceta. La notte stellata passa veloce e alle sette stiamo già risalendo il pendio e la pietraia che divide il campo dalla parete. 45 minuti con gli zaini pieni di attrezzatura che pesano come dei bisonti ci sfiancano un po'.
Arrivati alla base ci prepariamo , salgo velocemente dove un paio di settimane fa arrancavo per capire dove andare .
1^ sosta , 2^sosta , e via veloci sino al punto dove ci siamo fermati l’altra volta . Vado deciso, mi proteggo bene e salgo, il passo è bello , impegnativo , salgo ancora un diedro di quasi 40 metri, devio pedrò prima, a destra su un bel terrazzino. Finalmente due chiodi piantati in grazia di Dio...ecco una bella sosta (dirà poi Luigi al suo arrivo). Sale anche Luigi. Ci portiamo il sacco pieno di corde che vogliamo lasciare fisse nel caso non riuscissimo a salire in vetta. Bene, ora tocca a Luigi. Sale nuovamente il diedro che avevo lasciato che quasi diventa un camino, eccolo finalmente in sosta un tiro corto, quasi di collegamento, fa la sosta e lo raggiungo devo dire che la sosta non è proprio il massimo ma ci si accontenta, visto che non c'è altro!
Un altro tiro, mi preparo e parto, ennesimo diedro, sembra abbastanza facile , ma poi una bella serie di liscioni mi fanno ricredere, circa 30 metri ed esco sulla sosta spitata della via affianco, che barba! ma è l’unica possibilità logica. Il sole ci illumina e il caldo si fa sentire, luigi mi raggiunge ma dimentica di attacarsi il cordino del sacco , niente acqua proprio adesso che il sole picchia forte.
Il proseguimento della via non sembra proprio facile ,una placca sopra di noi sembra priva di possibilità di proteggersi... ummm, butta male. Decidiamo di salire un tiro della via spittatta e raggiunta la sosta calarci dall’alto per ispezionare la placca che alla fine non risulta così improponibile. Ormai si è fatto tardi , siamo stanchi e comunque non arriveremmo con questo tiro in cima, dobbiamo scendere e piazzare le corde per risalire l'indomani; ci prepariamo e scendiamo piazzando le corde fisse per il giorno dopo.
Alle 18 siamo alla base della parete mentre 150 metri sopra di noi la prima corda penzola aspettando l’alba.
Lasciamo tutta l’attrezzatura nascosta e leggeri, finalmente leggeri, torniamo al campo. La sera ci accoglie con il suo fresco tra le ombre e il buio della notte . Mangiamo e subito a dormire perchè il giorno dopo sarà una lunga giornata, anche se le previsioni sono pessime, danno pioggia accidenti !
La notte passa abbastanza bene illuminata ogni tanto da lampi in lontananza e qualche pioggerellina che bagna la tenda. Ci svegliamo all’alba avvolti dalle nubi , siamo molto indecisi sul da farsi , ma non demordiamo. Facciamo le cose con calma sperando che il tempo migliori , risaliamo il sentiero che ci porta all’attacco della via ancora umido dalla pioggia della notte ma sembra fattibile ed è un piacere il fresco che ha portato questo tempo . Decidiamo di salire , pronti con le maniglie si inizia con il sacco al seguito che pesa - quanto pesa! - saliamo faticosamente metro dopo metro su queste corde dinamiche da 8 mm che più saliamo e più sembrano assotigliarsi. Il tempo cambia in bello, meno male e dopo circa due ore siamo alla sosta sugli spit che abbiamo abbandonato il giorno prima .
Bene, ci diamo un po’ di tempo per riposare, ci prepariamo con calma, il tiro sembra bello, impegnativo ma sono gasato e parto sicuro. Salgo i primi metri facili ed ecco il terrazzino dove pensavo di mettere un chiodo, niente, la fessura è troppo larga, piazzo un nut e parto sulla placca dove sembra difficile proteggersi, sto tirando un po’ troppo sugli appigli, trovo un buco e piazzo un friend su roccia abbastanza friabile, chissà se terrà un'eventuale il volo, butto questo pensiero lontano e mi concentro... vado veloce . Sento i muscoli del braccio irrigidirsi e penso, “noo, i crampi qui no! Devo andare veloce e cercare di non bloccarmi, un altro passo ed ecco la lama, mi aggrappo e salgo la rampa che si abbatte, piazzo un nut e un friend prima del muro di placca liscia, mi rilasso e cerco di piazzare un altro nut. Ora devo decidere da che parte andare. Dritto davanti a me mi sembra di vedere una sporgenza ma chissà ? lo sarà o è un liscione , booh. Traverso su placca con il piede in aderenza e il nut sotto il mio piede scivola via a raggiungere una protezione lontana parecchi metri , fa niente, “non pensare ormai si balla”, un passo ancora e prendo una lametta e un’altra e vaii, sono sul terrazzino , preparo la sosta due nut e un chiodo e mi appendo , che bello togliersi le scarpe con tutti i piedi strizzati dentro .
Tocca a Luigi salire. Tra qualche mugugnio (ieri si è incrinato una costola e la salita con la maniglia non credo gli abbia fatto proprio bene!) sale e mi raggiunge. Rinforziamo la sosta con una clessidra, il sole ha preso il posto delle nuvole e ci scalda un pochino troppo , mi sa che dobbiamo fare ancora un tiro , luigi non è in formissima (pensava che la via si sarebbeabbattuta ed invece anche quest'ultimo tiro... mi cede il passo). Proseguo, il tiro successivo è abbastanza semplice, almeno rispetto a quello di prima, salgo veloce quasi senza pensare un primo tratto verticale con il solito diedro poi una lama strapiombante , proteggo e salgo alto sempre di più, le protezioni sempre più lontane, la difficoltà si abbatte, salgo per quasi 50 metri sino ad un grande catino di roccia dove un grosso leccio segna la fine della nostra via .
Fantastico, faccio fare due giri di cordino intorno al tronco e urlo “molla tutto e sali “ , recupero la corda dopo i primi metri anche Luigi sale veloce , mi raggiunge in fretta, siamo tutti e due su, finalmente ….la via è finita.
Che dire , una bella via , spero che altri che vorranno salirla percepiscano le mie stesse sensazioni , paura , gioia , soddisfazione, fatica e nuovamente gioia , amore per la montagna , un amore incondizionato , come un padre ad una figlia , che nonostante tutto e tutte le difficoltà e i giorni i mesi e gli anni non smetterà di amare, incondizionatamente .
RELAZIONE TECNICA
Via "AMORE INCONDIZIONATO " di agosto 2010.
Sviluppo 230 mt.
Materiale occorrente: 2 mezze corde da 60 mt, una serie di nut, una serie di friend, qualche cordone . Soste attrezzate.
Premessa: la via percorre una serie di fessure e diedri che salgono quasi parallelamente, a circa 3-6 mt. a sinistra della via "Non Potho reposare".
DESCRIZIONE:
Attaccare per una bella placca, a sinistra, di un'evidente fessura, fino ad un chiodo.Proseguire aggirando sulla destra un alberello e continuare in direzione di un secondo alberello sx (cordone).
Salire una larga fessura e poi un muro (chiodo) fino ad un diedro verticale che porta alla prima sosta.
(Sosta 1 - 40 mt. VII)
Dalla S1 vincere una evidente rampa a gocce (2 chiodi poi cordino) al termine della quale proseguire verticali per piccoli appigli, primi diritti e poi obliquando a sinistra sin sotto uno strapiombino (chiodo) con albero sovrastante (cordone).
Superato lo strapiombo continuare ancora per un muro verticale (chiodo ) fino alla seconda sosta.
(Sosta 2 - 30 mt. VII)
Continuare ora per buone prese fino ad uno spigolo che delimita due fessure. Salire la fessura di ds. fino ad un albero rotto, quindi, per un diedro (cordino) fino ad intercettare, sulla ds., la terza sosta.
(Sosta 3 -40 mt. VII)
Di nuovo su placca fino a delle fessure che conducono dentro un diedro camino (chiodo). Uscire dal camino alla sua fine sulla sinistra e far sosta su un gendarme.
(Sosta 4 - 15 mt VI)
Vincere ora la placca soprastante ( chiodo) salendo in direzione di un bel diedro. Agguantarlo e salirlo (cordino) fino ad intercettare, sulla destra , la sosta della via "Non Potho Reposare".
(Sosta 5 - 28 mt VI+ su placchette con spit-fix)
Salire sulla sinistra una serie di lame sino ad un terrazzino . Quindi leggermente sulla sinistra una bella placca sino a dei buchi e qui traversare a destra fino a delle rocce rotte.
Portarsi sopra le rocce rotte e lame e obliquando in placca verso sinistra ( chiodo .) salire in direzione di una fessura orizzontale . Proseuire ora nuovamente in placca sinistra fino alla sosta .
(Sosta 6 - 30 mt. VII+)
Arrampicare ora in direzione di alcune rocce fratturate (delicato) superarle proseguendo per un diedro finchè lo stesso non muore in un catino.
Qui, salendo a ds., superare una bellissima lama, quindi per buone prese raggiungere la settima ed ultima sosta posta in un bellissimo catino con al centro un grande albero sul quale fare sosta (cordone)
(Sosta 7 - 50 mt. VI con passi di VI+)
DISCESA
Per lo stesso itinerario di salita o, eventualmente da una delle vie vicine o, ancoradalle calate attrezzate di "S'Angroni mannu".
................................................................................................. Gianluca Piras
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