- Gennaio 2007

Da Chamonix a Courmayer, passando per la ”Mer De Glas”

Un lampo.. una folgorazione.. un’idea.. attraversare il massiccio del Monte Bianco collegando i due paesi che sono l’immagine di ogni buon alpinista del Bianco. Courmayer in Italia, un bellissimo paesino alle pendici del massiccio da dove parte la famosa funivia che porta al rinomato Rifugio Torino, meta dei più forti alpinisti della nostra storia, Chamonix in Francia il fulcro dell’ arrampicata in montagna dei nostri cugini d’oltralpe.
E allora decido con cartine in mano prestate da amici l’itinerario, studio le cartine voglio fare un giro atipico non la classica attraversata della Val Blance da l'Aiguille du Midì al rifugio Torino, allora decido di risalire il ghiacciaio la Mer de Glas, che parte dalla Val Blance e scende ad insinuarsi sino a Chamonix. Prima di tutto penso all’allenamento.. Certo non è facile prepararsi in Sardegna, dove viviamo perennemente sul livello del mare anche se facciamo trekking impegnativi, abituarsi all'altitudine, ma facciamo del nostro meglio. Grandi dislivelli con temperature al limite del collasso... Visto che lavoriamo e grazie alle lunghe giornate usiamo il pomeriggio per andare nei dintorni di Cagliari e si sale.. Cavolo quanto si sale e che caldo ..
Vabbè.. frastimi a parte si arriva alla fatidica data della partenza.. pronti o no si deve andare.. Agosto 2007.. fine agosto esattamente.
Preparati i bagagli, 15 chili di zaino a testa da imbarcare, si parte..
Siamo in due, pensavamo di essere di più ma al momento di prendere i biglietti il mio amico Luigi, compagno di mille avventure in montagna, si tira indietro... peccato un’altra persona esperta non mi sarebbe dispiaciuta nell’attraversata, visto che Claudia non ha mai fatto niente del genere .. Ma si.. posso tranquillamente farle da guida... spero...
È mattina l 'Aereo rulla sulla pista, i motori rombano e poi quella sensazione strana che mi accompagna ogni volta che si parte, un senso di leggera spensieratezza sino all’atterraggio a Ginevra, da là il bus sino a Chamonix. Nel primo pomeriggio arriviamo, la giornata è ancora lunga, facciamo un giro in paese e compriamo l’acqua e qualcosa da mangiare, e lo zaino pesa sempre di più. Poi via, trenino che dal paese ci porta sino Montervers l’estrema località alle pendici del ghiacciaio.. Altitudine 1915 metri.. Incomincia la vera avventura..
Abbiamo tutto il tempo di fare il primo avvicinamento, il rifugio che dobbiamo raggiungere Enverse Des Aiguilles dista circa tre ore a 2500 metri di altitudine, circa 600 metri di dislivello, una bazzecola.
Arrivati a Montervers sul piazzale del piccolo centro turistico, diamo una riassettata ai nostri zaini, e prendiamo il sentiero per il ghiacciaio dove vari cartelli ci ricordano che stiamo scendendo in una zona dove solo gli esperti si possono avventurare, il sentiero ci porta sino ai piedi del ghiacciaio e cosi perdiamo altri cento metri , scendiamo delle scale infinite infisse nelle pareti di roccia, che sembrano le scale per l’inferno, un cinquantina di metri più giù il ghiacciaio ci attende.. E’ tardo pomeriggio siamo gli unici a scendere, un numeroso gruppo di persone risalgono lentamente le scale, affianco a quelle di discesa.
Finalmente mettiamo i piedi sul ghiaccio, a dir la verità vista l’ora non è molto duro, ma decidiamo subito di metterci i ramponi meglio non rischiare, mi metto i ramponi poi vedo Claudia che mi guarda perplessa, da che parte si mettono??? Gli dò un’aggiustata e finalmente si parte.. Mer de Glas il più grosso ghiacciaio del bianco, una lingua di ghiaccio, morene, crepacci e seracchi che dovrebbero portaci sino alla Val Blance e poi al rifugio Torino nostra meta 1700 metri più in alto.
In poco tempo il sole si nasconde dietro le montagne e il ghiacciaio all‘ombra ha tutto un altro aspetto, freddo e serpeggiante, il silenzio è surreale.. solo il rumore del vento e lo scricchiolare dei nostri passi sul ghiaccio rompe questo silenzio..
Controlliamo le carte.. il primo rifugio che dobbiamo raggiungere è sulla sinistra orografica del ghiacciaio, lasciamo lo stesso per inerpicarci al suo lato, dopo circa un’ora di salita il sentiero sale fra rocce rotte, piattoni di roccia dove alcuni corrimano in acciaio ci aiutano nella progressione. Non siamo abituati a questi sentieri fra un misto di arrampicata e tratti esposti, il rifugio sembra non arrivare mai.. “ma dove caspiterina è?” deve essere dietro questa vallata ma niente, il sentiero sale pian piano in quota sino a quando dietro ad un costone vediamo in lontananza il rifugio.. eccolo siamo quasi arrivati... quasi... sembra dietro l’angolo ma conquistarlo ci costerà ancora una bella ora e mezza di salita e gli ultimi cento metri si impennano come una torre irraggiungibile, ma alla fine arriviamo stanchi ma felici, siamo al rifugio francese a 2500 metri di altitudine.
La sera passa tranquilla con una abbondante cena e un bel fresco. .. fresco ??? freddo boia, la mattina l’acqua del cesso non funziona perché è ghiacciata. . Comunque fatta la colazione, che ci propina la tipa che gestisce il piccolo rifugio, la giornata la passiamo a gironzolare intorno al rifugio e a fare il punto della situazione, che non si prospetta proprio bellissima, il sentiero che porta al rifugio Le Requin e che ci farebbe passare agilmente tutta la parte dei seracchi è irraggiungibile.. Questi decenni di poca neve e temperature eccessive, insomma l’effetto serra, ha fatto si che il sentiero che portava al rifugio sia stato cancellato da un ghiacciaio che sciogliendosi ha provocato una morena praticamente insormontabile.. BENE.. SIAMO A POSTO .
Ora l’unica soluzione è scendere nuovamente sul ghiacciaio Mer de Glas, praticamente tornare indietro perdere un sacco di ore, non se ne parla proprio, un’altra soluzione è scendere lungo delle pareti di arrampicata che sono al di sotto del nostro rifugio, in un francese stentato chiediamo al gestore del rifugio se questo sia possibile, se ci sono delle vie di arrampicata sicuramente si può scendere, ma ci parla di doppie da 50 metri, e noi abbiamo una corda da 60 , ma ci possiamo arrangiare penso io... speriamo... La mattina del giorno dopo siamo pronti, riposati, mente lucida, usciamo dal rifugio, in lontananza, ma molto in lontananza il Rifugio Torino la nostra meta.. Scendiamo il pendio e raggiungiamo le prime soste delle vie, è un terno al lotto dobbiamo scegliere quella giusta... ci spostiamo controllo bene, cerco di affacciarmi, poi decido.. si scende qui, ci prepariamo e calo Claudia per circa 40 metri sino alla prima sosta dove si lega, scendo anche io a mezzo tiro, fortunatamente ci sono delle protezioni mi allongio anche io e in due doppie la raggiungo, e via di nuovo.. calo ancora, la sosta sotto è lontanissima, sorpassato un pendio erboso si intravede un’altra sosta, scendo ancora per raggiungere il punto dove ho calato Claudia, una doppia proprio brutta su uno strapiombo con una corda da 8 mm, cavolo come scorre e come pesa lo zaino... Le ultime 2 doppie sono una passeggiata, troviamo un pianoro e siamo quasi arrivati al ghiacciaio, a questo punto siamo sopra la morena del ghiacciaio siamo quasi nel fondo valle, ma l’ultima doppia e peggio delle altre, fare una doppia dentro una morena non è bello.. Massi enormi, pietrisco tenuto insieme dal ghiaccio e la temperatura non è bassissima, inoltre bisogna disarrampicare per una decina di metri , ma alla fine siamo sul fondo ci possiamo rilassare un attimo, e tirare un sospiro di sollievo...
PER ORA..
Il ghiacciaio è in piano, decidiamo cosi di non legarci, indossiamo i ramponi, e via piccozze alla mano, ci avviamo verso il seracco, un dedalo di crepacci enormi dove solo l’esperienza può farla da padrona.. Altro che esperienza qui è solo un culo, gira e rigira cercando il passaggio giusto, sali scendi disarrampica, arriviamo nel punto dove i crepacci sono veramente alti, appronto una doppia con le piccozze, Claudia si cala per dieci metri e arriva sul fondo, io disarrampico con le piccozze, al bordo del seracco dove pare esserci una buona pista per continuare, saliamo un caos di massi staccati che scricchiolano, ci fermiamo un attimo per prendere fiato, seduti su dei blocchi di ghiaccio, ci guardiamo intorno, la giornata è splendida, silenzio.. un silenzio eterno scandito solo dallo sgocciolare del ghiaccio, guardiamo sopra le nostre teste, siamo seduti e sopra di noi un fronte di ghiaccio che sembra venire giù da un momento all’altro, e noi siamo seduti proprio sui blocchi caduti da li, è meglio che facendo finta di niente ci spostiamo... che strizza... Saliamo ancora e finalmente dopo aver cavalcato il seracco siamo alla base della Val Blance, e li troviamo anche le prime tracce di qualcuno che probabilmente è sceso dal Torino per farsi qualche parete nel seracco...
Val Blance, un accecante mare bianco che divide il versante italiano da quello francese, un distesa bianca che sembra non finire mai, prendiamo la direzione Punta Helbronner, saliamo in un paesaggio surreale...
Un fiumiciattolo scava un solco nel ghiaccio e intorno tutto bianco, siamo in quota il respiro si fa sempre più affannoso, in lontananza dei puntini altre persone che salgono verso il rifugio Torino, la nostra meta che sembra così vicino e invece non arriva mai... Camminiamo da parecchie ore l’aria incomincia ad essere più rarefatta, il riverbero del sole è accecante e la salita non finisce mai, la mia compagna incomincia ad accusare stanchezza, saliamo in conserva, lungo questa distesa bianca che potrebbe nascondere crepacci coperti dalla neve, lei si ferma ed io continuo per tutta la lunghezza della corda, poi fermo recupero la corda cosi una volta due tre... dieci, contando i passi …uno… due… tre…. 39 .
Poi succede... a proposito delle discussioni dei giorni prima della partenza, chi sta davanti è il più esperto, ma se cade dentro un crepaccio il meno esperto non è capace di tirarlo fuori... è un bel dilemma, comunque è cosi il più esperto fa strada... e succede... ad un tratto su di un pendio che sembra compatto un piede davanti all’altro e giù... la gamba sparisce... affonda completamente come se fosse nel vuoto... non penso neanche... reagisco, il braccio in avanti e pianto la piccozza nel ghiaccio duro... mi fermo tiro e vengo fuori... che strizza non guardo neanche quanto poteva essere profondo mi sposto di una decina di metri con l’adrenalina che mi fa venire le ali ai piedi, tutto a posto, ora tocca a Claudia passa dove si è aperto il buco facendo un bel passo per evitare il crepaccio, lei è anche più leggera la neve non cede, bene è andata anche questa, riprendiamo a salire, lo sguardo attento davanti a me per cercare di scorgere quelle piccole discrepanze nel terreno evitando altri crepacci ed insidie, arriviamo su un vallone che ci indirizza all’ultima brusca salita che ci porterà sul pianoro, Finalmente... e in discesa sino al rifugio Torino, finiamo l’acqua e la salita è ripida tanto da farci aumentare ancora di più il fiatone, siamo a pezzi sono quasi 10 ore che camminiamo, ed ecco l’ultimo sforzo e la salita si trasforma in un pianoro, incontriamo alcune persone che arrivano dal Torino, “diteci che manca poco per il rifugio “ gli domandiamo, ci rispondono che ci vorranno una quindicina di minuti, prendiamo a scendere finalmente, la gola arsa dalla sete, siamo stati al sole per 11 ore e ora all’ombra la temperatura si fa decisamente più fredda. In discesa tanto per cambiare sbagliamo e saliamo sulle scale del vecchio rifugio, dove ci sono ora i motori della funivia, c’è un vento che taglia le labbra ormai screpolate... che palle siamo saliti su queste traballanti scale di ferro per niente... scendiamo nuovamente sul pianoro ancora 200 metri e siamo finalmente sulla terrazza del rifugio Torino, i ramponi fanno uno strano rumore ora sopra il tavolato della terrazza..
Ci ribaltiamo per terra come tartarughe per riprendere fiato, togliersi finalmente lo zaino che sembra ormai un mattone, sfilarsi i ramponi e camminare quasi normali, aah che sollievo... finalmente arrivati... entro nel rifugio per prendere acqua, ma sono stranamente tutti lenti e pacati, noi siamo stanchi e decisamente nervosi, e vorremmo subito qualcosa da bere ma dobbiamo prima fare la registrazione, che palle Claudia sta svalvolando voglio una Birrrrrraaaaaa, tutti ci guardano strano, ma che avranno da guardare, abbiamo portato gli zaini dove non si può e che sarà mai, e va bene li spostiamo, parliamo con il gestore e mentre gli diamo in nostri dati ci chiede da dove arriviamo..
Ci guarda un po’ perplesso e strabuzza gli occhi avete percorso la Mer de Glas ??? ma non è il periodo giusto per farlo... si fa d’inverno... Claudia mi guarda storto, vabbé è andata ora siamo li, la nostra avventura è finita, almeno per ora, domani in funivia giù sino a Courmayer.
Ma domani è un altro giorno, ora seduti finalmente ci gustiamo la birra e ridiamo.


Tempi di percorrenza per 2 persone: molto soggettivi
Da Montervers al rifugio Le Requin: 3/4 ore
Dal rifugio Requin al rifugio Torino: 11 ore
Difficoltà: Tecniche di arrampicata su Ghiaccio, tecniche di arrampicata in montagna Varie: EEA / itinerario Alpinistico

................................................................................................. Gianluca Piras